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Emozioni e comportamento

Paura: amica o nemica?

“Lui è Paura. È molto bravo a tenere Riley al sicuro”.

– Inside Out –

Ti sei mai chiesto come vincere la paura?

In realtà, prima potremmo farci un’altra domanda: perché abbiamo paura?

Sì, perché dalla risposta a questa domanda potremmo scoprire che non sempre bisogna vincere la paura. A volte sì, è una paura negativa, che ci blocca e impedisce esperienze piacevoli o utili. Ma altre volte è invece una paura positiva, che ci tiene al sicuro o ci fa prestare la dovuta attenzione.

Ma è sempre bene fare attenzione e stare al sicuro? Al sicuro da cosa?

Il discorso si complica. Procediamo quindi con un passo alla volta.

Il senso della paura

La paura viene classificata come una delle emozioni primarie. Esse sono descritte da Ekman come quelle emozioni di base universalmente condivise da tutti gli esseri umani e che vengono manifestate da espressioni facciali istintive comuni a tutte le persone, indipendentemente dalla cultura di appartenenza.

Ma se è una delle emozioni di base e universali, significa che la paura è importante?

Certo!

La paura si è evoluta come sistema di attivazione di fronte a stimoli pericolosi perché potenzialmente dannosi ed è infatti un sistema condiviso da tutte le specie animali, non solo quella umana.

Come tutte le funzioni adattive, anche la paura ha permesso alla nostra specie (e non solo alla nostra) di sopravvivere ed evolversi. Non discriminare situazioni più o meno pericolose non avrebbe permesso agli esemplari di attuare adeguati comportamenti di sopravvivenza.

Si arriva così anche a capire perché abbiamo paura. Perché senza un sistema di attivazione che ci prepara alla situazione pericolosa, agiremmo come in un contesto di tranquillità, subendo un danno – più o meno grave, se non mortale – fisico o psicologico.

Paura, fobia, ansia

Nel parlare quotidiano capita spesso di utilizzare termini tecnici in senso comune. Questo fa rendere bene l’idea di ciò che si vuole raccontare, ma può diventare confusivo quando vogliamo davvero capire su cosa lavorare per stare meglio, quali sensazioni sono funzionali e quali no.

Anche i termini “paura”, “fobia” e “ansia” vengono molte volte usati come sinonimi.

Tu sapresti dire quali sono le differenze tra questi concetti?

Vediamole in maniera semplice.

  • Paura. Lo abbiamo visto poco fa, è la reazione di allarme che attiva la persona (corpo e mente) preparandola ad affrontare un pericolo. Un pericolo attuale, immediato che ti si presenta di fronte.
  • Fobia. La fobia è un tipo di paura molto particolare. Essa è una reazione di paura eccessiva verso uno stimolo specifico, che causa un’attivazione molto elevata indipendentemente dal reale livello di pericolo. Le fobie sono una paura non funzionale, perché impediscono una adeguata interazione con quello stimolo specifico o più in generale con l’ambiente. Mentre la paura si attiva nel momento del pericolo, la fobia è più stabile (le fobie verso gli animali, ad esempio, hanno effetto anche guardando una semplice immagine stampata) ed influenza le attività della persona. Naturalmente, l’impatto di questa influenza dipende dal tipo specifico di fobia e da quanto quello stimolo in particolare può far parte della vita di quell’individuo.
  • Ansia. È uno stato di attivazione in previsione di un evento futuro potenzialmente negativo, sul quale si fanno pensieri pessimistici o catastrofici. Si distingue dalla paura proprio per l’aspetto temporale: la paura emerge nell’immediato per qualcosa di attuale e pericoloso, l’ansia si manifesta in previsione di un evento futuro. Ma è funzionale o no? Dipende dalla sua intensità e da quanto pervade o meno la vita quotidiana. Un livello di ansia medio-basso permette di attivarsi e impegnarsi per far sì che quella situazione in arrivo vada nel miglior modo possibile. Tipico esempio: una normale ansia pre-esame serve a motivare lo studio e la preparazione proprio per evitare i possibili esiti negativi che si temono. Ma attenzione… com’è l’ansia normale? Beh, vediamola così. Se l’ansia diventa eccessiva significa che il pensiero preoccupato è tale da impedire un comportamento utile ad affrontare adeguatamente l’evento futuro. E inoltre questo pensiero è pervasivo, invade la mente in modo eccessivo e fa stare male durante tutto il periodo in questione. Lo studente allora studierà male, dormirà male, non sarà concentrato e arriverà all’esame stanco, mal preparato (nonostante le molte ore a studiare, o a provarci) e sicuro di andar male, a prescindere. L’ansia elevata è decisamente disfunzionale!

Nel prossimo paragrafo continuo a parlare di paura. Se vuoi approfondire sull’ansia e le fobie, ti consiglio questo articolo di State of Mind.

Come superare la paura

Superare la paura è possibile, ma tutto dipende innanzitutto da cosa vuoi intendere con il termine “superare”.

Ti dico subito che smettere di avere paura non si può. È un’emozione primaria, con un alto valore adattivo di sopravvivenza, quindi eliminarla non è fattibile né consigliabile. Un po’ come quelle app nello smartphone che non si possono disinstallare perché parte del sistema di base.

Molto più interessante – nonché possibile – è invece capire come si può affrontare la paura in modo efficace. In questo senso sì che si può superare!

L’obiettivo non è quello di non avere paura di niente, o di non provare più un briciolo di paura per qualcosa che ti spaventava a morte. L’obiettivo per chi vuole superare la paura deve essere quello di saperla affrontare, e di farlo in modo efficace.

Ecco alcuni semplici consigli dedicati alla paura come emozione funzionale:

  • Non trascurarla. La paura non va trascurata o ignorata. Meglio provare a rifletterci un po’, capire quali elementi ti spaventano, perché, quanto questi timori sono proporzionati all’effettiva minaccia. Una volta valutati questi diversi aspetti puoi elaborare meglio le tue sensazioni e i tuoi pensieri, evitando di farti guidare da meccanismi appresi che potrebbero rivelarsi poco utili. Puoi addirittura vedere la paura come un’alleata che ti mette in allerta quando sono presenti potenziali pericoli (fisici o psicologici), ma poi sta a te valutare la situazione.
  • Cerca il coraggio. Il coraggio si può rinforzare con la consapevolezza e con l’impegno. Infatti avere coraggio non vuol dire stare in assenza di paura, ma al contrario il coraggio indica che la paura c’è e viene affrontata. Se non hai paura dell’acqua non sarai certo coraggioso quando ti tuffi in piscina. Chi invece questa paura ce l’ha può essere considerato coraggioso quando decide, ad esempio, di imparare a nuotare pur con tutta l’agitazione che ci sarà all’inizio.
  • Rifiuta la stupidità. Sì, perché coraggio non vuol dire nemmeno stupidità. Decidere di avventurarsi da soli in una strada buia notoriamente frequentata da criminali non è segno di coraggio, perché in quel caso la paura ha tutte le ragioni di esistere e trascurarla significa mettersi in serio pericolo. Cosa che non farebbe guadagnare niente a nessuno. Allo stesso modo, essere coraggiosi non significa buttarsi in acqua senza saper nuotare, ma prendere in mano la propria paura e superarla con le giuste strategie.

Attenzione

Se invece hai delle vere e proprie fobie oppure soffri di ansia, questi consigli non sono adeguati perché pensati per la paura come emozione primaria e non come sintomo clinico. Nel caso di fobia o ansia è bene rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta con cui intraprendere un percorso di terapia.

Uno psicologo può aiutarti nel caso in cui per te sia difficile elaborare le tue emozioni e viverle serenamente, rendendo così più faticoso affrontare determinate situazioni di vita. Questo vale per la paura così come per la tristezza o per la rabbia.

Martina Bortolotti – psicologa: contattiservizicome lavoro.

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