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Emozioni e comportamento

Tristezza: a cosa serve e come affrontarla

“Avete conosciuto tristezza.

Lei… Beh, lei non so bene che cosa faccia.”

– Inside Out –

Tutti conosciamo la tristezza.

Come abbiamo visto, è una delle 6 emozioni primarie. Tutti provano tristezza in determinate situazioni. Magari qualcuno lo fa vedere di più, qualcun altro di meno. Eppure esiste per tutti.

A cosa serve la tristezza?

È proprio necessario che esista un’emozione dolorosa e spiacevole come la tristezza? A cosa serve sentirsi così?

Vediamo alcune funzioni della tristezza.

Reazione alla perdita

La tristezza è profondamente legata ad aspetti sociali e di attaccamento.

Ciò che accomuna tutti i momenti di tristezza, infatti, è l’esperienza di perdita e allontanamento da qualcuno o da qualcosa.

Alcune situazioni possono essere ad esempio le seguenti:

  • il termine di una serie che hai seguito ed amato;
  • la perdita di un oggetto per te importante;
  • il litigio con un amico;
  • il trasferimento dei figli;
  • la perdita del lavoro;
  • la mancanza di approvazione, appoggio o soddisfazione;
  • la separazione amorosa;
  • la morte dell’animale domestico;
  • la morte di una persona cara.

Come vedi, le situazioni in cui si può provare tristezza sono molto diverse tra loro (e ce ne sono infinitamente di più!) ma si tratta sempre di una sensazione di mancanza, di perdita, di allontanamento da qualcuno o da qualcosa verso cui si sentiva un legame o di cui si ha bisogno.

La lista che hai appena letto potrebbe essere teoricamente vista come ordinata per importanza, dall’evento più lieve fino a quello più grave e profondo. È vero fino ad un certo punto. Ricorda che in realtà se si tratta di emozioni non c’è nessuna classifica e non c’è un modo in cui bisogna o non bisogna sentirsi!

Non è raro, ad esempio, che alla morte del proprio animale domestico si possa attraversare un vero e proprio lutto. Questo è perfettamente normale, poiché si era sviluppato un legame di attaccamento speciale.

E lo stesso può avvenire per la fine di una relazione sentimentale, che a volte richiede l’elaborazione del lutto di quella perdita.

Infatti, non sempre il lutto è dovuto alla morte, ma è sempre legato ad una perdita!

Ma potrebbe esserti capitato di provare tristezza anche alla fine di un libro o di una serie tv che ti ha appassionato.

Il motivo è sempre quello: la fine di quel legame, di quel “viaggio” che ti ha accompagnato e verso cui avevi sviluppato un attaccamento.

Provare tristezza ci indica quindi che qualcosa non va bene, che c’è qualcosa che ci manca.

Subentra allora un’altra funzione della tristezza.

Incentivo al cambiamento

Se qualcosa non va perché senti che c’è una mancanza – insomma, se sei triste – averne la consapevolezza ti aiuta a cercare una soluzione. Sembra ovvio?

Prova ad immaginare di avere il potere di non essere mai triste (ma per davvero, non solo perché lo nascondi bene). Un giorno ti accorgi che non trovi più quella fotografia a cui tenevi tanto, ma non provi tristezza.

Ecco, la storia è già finita.

Perché non provando una sensazione spiacevole non cercherai nemmeno di rimediare: non cercherai la fotografia e non ci penserai più, annullando le possibilità di trovarla.

E lo stesso accadrebbe in ogni altra situazione.

Dopo un litigio non saresti triste, non ti fermeresti a capire cosa è andato storto, come poter rimediare e riavvicinarti a quella persona importante.

Oppure, al contrario, non ti soffermeresti a capire che quella persona non ti tratta come dovrebbe e tutto continuerebbe come sempre, senza nemmeno lo sforzo di cercare un miglioramento.

E come potresti, senza la tristezza ad avvisarti che le cose non vanno bene?

Ecco perché la tristezza è spiacevole. Deve esserlo, così che il desiderio di sbarazzarcene ci sproni al cambiamento (un po’ come succede quando l’autostima viene minacciata).

Ragionamento più misurato

La tristezza quindi ci aiuta anche a valutare un maggior numero di aspetti di una stessa situazione.

Un atteggiamento sempre ed unicamente ottimistico sarebbe infatti quantomeno deficitario, se non a volte dannoso.

Hai già visto negli esempi sopra come pensare sempre che tutto vada bene non è utile per raggiungere veramente il benessere. Ma questo non vale solo per gli eventi già accaduti, vale anche per il presente e per il futuro.

La possibilità di valutare anche i possibili aspetti spiacevoli di una decisione o di un comportamento ti permette, in parole povere, di essere più realista.

Certo, non sto dicendo che sia meglio essere pessimisti!

Ma poiché situazioni impreviste o indesiderate possono comunque accadere, è bene misurare l’ottimismo con valutazioni realistiche che comprendano anche (ma non solo!) le possibilità negative.

La tristezza nella vita sociale

Diciamocelo. Nonostante tutto, sono poche le persone che non si vergognano quando sono tristi e che non si preoccupano di nasconderlo.

Ma se è una delle emozioni primarie, se è comune a tutti gli esseri umani ed è addirittura indispensabile, perché la tristezza provoca vergogna? Perché quando ti viene da piangere cerchi in tutti i modi di non farlo, oppure devi nasconderti?

Innanzitutto considera che anche se è un’emozione importante, mostrare tristezza implica mostrare vulnerabilità.

Nel momento in cui sei triste infatti abbassi le difese.

Purtroppo c’è il rischio che quella tristezza non venga compresa, o che venga sminuita, se non derisa o criticata. Questo perché spesso le persone confondono questa umana vulnerabilità con una generale debolezza o incapacità di reagire “come si dovrebbe” (mentre abbiamo visto che le emozioni sono una reazione naturale e innata agli eventi, ognuna con la sua funzione).

Può addirittura accadere di ritrovarsi attribuito un ruolo.

Magari qualcuno viene considerato dagli amici come il giullare, quello sempre pieno di scherzi, di energia e di risorse. Quello che porta un sorriso agli altri, che sta bene, che non ha niente di cui lamentarsi.

Oppure in famiglia qualcuno potrebbe essere quello su cui si fa affidamento, che deve sempre essere forte anche per gli altri, che non può cedere.

Ma non esistono persone con un solo lato di personalità: anche chi è più propenso alla risata o chi sembra essere incrollabile prova le stesse emozioni degli altri.

Non dobbiamo chiuderci nei ruoli che ci sembra di dover recitare. E non dobbiamo nemmeno definire gli altri in maniera così semplicistica!

È importante ribadirlo: la tristezza non va schiacciata né repressa, perché questo non la fa sparire, non rende le cose migliori. Rimane, perché fa naturalmente parte delle persone, e se non viene espressa e riconosciuta non può essere superata in modo efficace.

Ecco allora di seguito alcuni consigli pratici per gestire i momenti di tristezza.

Come affrontare la tristezza

Dal momento che la tristezza non può essere evitata (e come hai appena letto, è fondamentale che sia così) essa va affrontata apertamente.

Anche se a volte ci piacerebbe non soffrire, è impossibile evitare la tristezza.

Persino le persone che hanno imparato a “non pensarci” o a mascherarla in qualche modo, in realtà si ritrovano con una tristezza non elaborata che rimane latente al di sotto della consapevolezza, ma che comunque continua ad essere presente e ad influenzare lo stato d’animo e i comportamenti, riemergendo in momenti magari inaspettati.

Ci sono dunque due grandi passaggi per affrontare un momento di tristezza e superarlo efficacemente:

  1. riconoscere e vivere la tristezza;
  2. uscire dalla tristezza e tornare alla gioia.

Entrambi questi passaggi vanno attraversati. Vediamoli.

1. Riconoscere e vivere la tristezza

Non si può elaborare qualcosa senza prima esserne consapevoli.

E che piaccia o no, pur essendo le persone diverse fra loro, l’unica azione finale per liberarsi della tristezza è il pianto.

Può sembrare strano ad alcuni, ma non sempre è facile piangere nonostante la tristezza provata. Questo per vari motivi: si è stati abituati a trattenere le lacrime, non si trova mai un momento per pensare a sé, non si vuole ammettere che qualcosa non va e si preferisce pensare ad altro…

Ma come detto poco fa, tutto questo non è sufficiente per superare quella tristezza. È necessario lasciarsi andare e piangere. Ecco alcuni consigli per poterlo fare:

  • Trova un momento dedicato alla tua tristezza. Prenditi del tempo per stare da solo in un luogo in cui senti di poterti sentire triste. Poiché quando si è tristi e si piange si diventa più vulnerabili, stare da solo sarà sicuramente d’aiuto per far emergere l’emozione. Cerca di rimanere fermo e in silenzio, concentrandoti sui pensieri tristi che hai bisogno di sfogare.
  • Sforza la tristezza. Potrà sembrare un controsenso, ma per stare meglio è necessario prima sentire tutta la tristezza che hai dentro. Se non riesci a piangere e farla uscire, puoi aiutarti con musica o immagini che evocano tristezza e che per te hanno un significato emotivo.
  • Non confondere la tristezza con la rabbia. Anche se a volte si mescolano tra loro, rimangono due emozioni distinte. Per elaborare e superare la tristezza non devi agire come quando vuoi sfogare la rabbia. Ad esempio, se scagli qualche oggetto sarà una reazione alla rabbia, però non risolverà la tristezza.

2. Uscire dalla tristezza e tornare alla gioia

Il primo passaggio, più doloroso, è necessario ma non deve essere eterno.

Vivere la tristezza serve a superarla per tornare poi a stare meglio, evitando che essa si mantenga dentro di te al di là dalla consapevolezza.

Quindi, dopo aver accettato di stare male ed esserti dato il tempo per essere triste e vulnerabile (può essere un’ora, un giorno, una settimana… ad ognuno e ad ogni situazione il tempo che serve!) arriva il momento di tornare ad una situazione emotiva più stabile e positiva.

  • Cerca cose positive. Magari cose leggère, come una canzone allegra, un film comico, un hobby o una cena con qualcuno che ti sappia accogliere in serenità anche quando non sei al massimo. Oppure direttamente qualcosa di più deciso, come una festa. Ognuno ha il suo tempo di tristezza vissuta così come ognuno ha la sua gradualità nel superarla. Ricorda però che se tendi ad avere un umore malinconico è bene sforzarti un po’ verso attività piacevoli.
  • Valorizza sia la tristezza sia la gioia. La tristezza non si prova solo una volta nella vita e non si prova nemmeno solamente per eventi molto gravi o significativi. Anche nel ritorno alla gioia potresti sentire in alcuni momenti il bisogno di dare di nuovo spazio alla tristezza. Fallo! E poi torna a cercare cose positive. Non c’è un interruttore acceso/spento per le emozioni. Nella vita esse si intrecciano, si incontrano, si sormontano e si danno il cambio.

Si dice che il tempo guarisca tutte le ferite. Questo è vero solo se quel tempo lo dedichiamo anche all’emozione che fa soffrire, senza saltare passaggi.

Ti ricordo infine che questo articolo è stato scritto pensando alla tristezza in quanto emozione adattiva e non patologica. Essa si distingue quindi dalla depressione, un quadro clinico che necessita dell’intervento psicoterapeutico.

Invece, uno psicologo può esserti d’aiuto nel caso avessi bisogno di esprimere ed elaborare alcune emozioni per uno o più eventi attuali o passati, nonché per preoccupazioni riguardo al futuro.

Martina Bortolotti – psicologa: contattiservizicome lavoro.

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