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Emozioni e comportamento neuroscienze

Ogni cosa al suo posto

Lateralizzazione emisferica e integrazione delle informazioni

Come sono organizzati nel cervello i processi mentali e le informazioni che elaboriamo? Soprattutto, perché è importante saperlo?

Cervello destro e cervello sinistro

Il cervello è un organo che appare come una massa gelatinosa e grinzosa, all’occhio quasi simile ad una noce sgusciata. Eppure, i due emisferi presentano caratteristiche diverse sia sotto l’aspetto anatomico sia, soprattutto, nelle loro funzioni e nel modo di elaborare le informazioni.

Ogni area cerebrale è specializzata per processare alcuni tipi di stimoli e non altri (ne ho parlato anche nell’articolo sull’ictus per spiegare le svariate possibili conseguenze della malattia). Ma anche i due emisferi si differenziano, poiché ognuno svolge preferenzialmente alcuni tipi di compiti ed elabora le informazioni in maniera diversa dall’altro.

Ti ricordo che gli emisferi sono le due parti destra e sinistra del cervello, visivamente ben distinte dal solco centrale ma collegate da un fascio di fibre di connessione chiamato corpo calloso. Puoi vedere alcune delle funzioni principali nell’immagine qui sotto.

funzioni emisferi cerebrali destro e sinistro
funzioni dell’emisfero sinistro e dell’emisfero destro

Come vedi, l’emisfero sinistro e quello destro vedono il mondo in due maniere diverse. Per questo si parla di lateralizzazione emisferica: ognuno dei due lati del cervello ha delle specializzazioni diverse dall’altro.

Facciamo un esempio.

Immagina una giornata in cui svolgi le tue normali routine al risveglio e poi ti rechi al lavoro. Qui svolgi la tua attività ma incontri anche persone – clienti o colleghi – con cui ti relazioni in diverso modo. Magari hai in programma di vedere o sentire un amico/a, che sia o meno di persona. Non solo vi racconterete degli episodi o vi scambierete le novità, ma avrete anche uno specifico modo per farlo. Può essere infatti che tu percepisca che oggi quell’amico/a sia particolarmente felice o, viceversa, giù di morale.

In una giornata di questo tipo, l’emisfero sinistro ti permette a tutti gli effetti di parlare, di ricordare ciò che conosci e che ti serve per lavorare, di interpretare ciò che succede e sapere che gli eventi hanno un senso logico (un prima e un dopo, una causa e una conseguenza).

L’emisfero destro, nel frattempo, conosce il tragitto per raggiungere il tuo luogo di lavoro e quello di incontro con l’amico/a, ti consente di organizzare il tuo spazio e di interagire con esso, ti fornisce informazioni immediate sugli aspetti emotivi delle persone con cui interagisci (sia nel modo di parlare, sia nel modo di comportarsi) e immagazzina le informazioni specifiche sugli episodi della tua vita personale.

Integrare le informazioni

Chiaramente, queste svariate informazioni non possono rimanere isolate. Il cervello, infatti, deve integrarle in un’unica conoscenza consapevole che tenga conto di entrambi i modi di rappresentare ciò che ci succede.

Pensa, ad esempio, se mentre l’amico/a si confida con te tu riuscissi a capire perfettamente il filo logico del discorso ma senza cogliere le sfumature emotive del suo modo di parlare, del tono che usa o dell’espressione del viso. Oppure, al contrario, se potessi cogliere immediatamente il suo stato d’animo ma, pur ascoltando attentamente, non riuscissi a capire la storia che ti racconta e il perché ad un evento ne è seguito un altro.

integrazione cerebrale

Quando manca l’integrazione più complessa

Naturalmente, solo in condizioni altamente patologiche gli emisferi non comunicano in maniera assoluta. Ma a livelli molto meno marcati e spesso non consapevoli, diverse persone possono faticare ad integrare alcuni tipi di informazioni, magari soprattutto in determinate situazioni. Si tratta quindi di un’integrazione più complessa che non sempre è così scontata.

Un’eccessiva prevalenza di un emisfero sull’altro porta a tenere conto di alcuni aspetti della realtà ignorandone o sottovalutandone altri, che invece avrebbero uguale importanza per interpretare gli eventi e per mettersi in relazione con gli altri in maniera più armonica.

Ad esempio, sembra che negli stili evitanti di attaccamento l’emisfero destro rimanga meno attivato e che le informazioni riguardo i propri stati emotivi non vengano integrati nella coscienza. In altre parole, quando una persona ha acquisito una modalità di autoregolazione che si basa sulla razionalizzazione e il distacco emotivo, non significa che le emozioni non siano presenti. Esse rimangono una parte fondamentale del vissuto e dell’organizzazione mentale, ma la persona non ne è consapevole e tende a non riconoscere aspetti emozionali né in se stesso né negli altri.

Re-integrare i due emisferi

Molte persone raggiungono un alto livello di integrazione attraverso relazioni adeguate nell’infanzia e nel successivo corso di vita e questo è profondamente legato anche alle capacità di regolazione emotiva. Molti bambini possono però incontrare delle difficoltà nello sviluppare questa competenza di integrazione, che non matura spontaneamente con la sola crescita biologica.

Infatti, così come per sviluppare il linguaggio è necessario essere esposti precocemente alla lingua parlata ed allenarla, anche l’emisfero destro ha bisogno, per svilupparsi, di trovare un ambiente che favorisca l’espressione e la consapevolezza emotiva.

Ma non solo. Oltre a sviluppare adeguatamente le funzioni dei due emisferi, è necessario favorire anche la loro integrazione. In particolare, già dalla primissima infanzia è importante favorire il contatto con le proprie emozioni e dare la possibilità al bambino di parlarne e di raccontarsi. In questo modo si permette che la persona cresca con la capacità – che allora diventa automatica – di far interagire in modo flessibile le informazioni che vengono dai due emisferi.

In età adulta, è possibile migliorare le capacità di integrazione e collaborazione tra i due emisferi attraverso un percorso (anche breve, a seconda delle situazioni) con uno psicologo. Esistono semplici strategie per allenare le funzioni meno sfruttate. Sicuramente la narrazione di sé è un metodo per mettere in contatto le abilità verbali e logiche con quelle sociali ed emotive. Ma anche per chi inizialmente fatica a raccontarsi si trovano delle strategie non verbali per attivare le abilità dell’emisfero destro per poi integrarle e raggiungere un migliore benessere – innanzitutto personale, e di conseguenza anche nelle relazioni con gli altri.

Per prenotare un appuntamento o richiedere informazioni su un possibile percorso psicologico per la gestione delle emozioni puoi chiamare il numero 3477929455 o scrivermi una mail all’indirizzo martinabortolotti.psi@gmail.com.

Trovi informazioni anche alle mia pagine contattiservizi.

Puoi inoltre visitare le mie pagine Facebook o Instagram.

Fonte – adattato da:

D.J. Siegel, “La mente relazionale

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