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Emozioni e comportamento

Minacce e difese per l’autostima

Ti sei mai trovato in una situazione che ha messo in dubbio la tua autostima o ha turbato il tuo benessere emotivo, anche solo per un breve momento? Sicuramente sì, visto può capitare di sentirsi poco efficaci non solo davanti ad eventi negativi, ma anche talvolta positivi.

Vediamo in questo articolo quali reazioni mettono in campo le persone e quali di queste sono le più adatte.

Minacce al proprio benessere e all’autostima

Ci sono principalmente tre tipi di eventi che incidono sul benessere emotivo di un individuo:

  • Fallimenti: ci danno un riscontro negativo di ciò che abbiamo fatto e ne consegue una valutazione negativa di se stessi. Ad esempio, quando si è bocciati ad un esame, si divorzia, si viene licenziati;
  • Stress: la persona non si sente in grado di affrontare un evento con le proprie risorse e mette in dubbio le proprie capacità, rischiando di creare una scarsa valutazione di sé. Lo stress riguarda non solo situazioni di grande crisi, ma anche piccole frustrazioni o noie quotidiane che si protraggono nel tempo;
  • Incongruenze: eventi che portano cambiamenti evidenti rispetto ad una condizione precedente della propria vita richiedono di mettersi in discussione e di ridefinire una parte della propria identità. Potrebbe essere il sopraggiungere di una malattia, situazione incongruente rispetto all’idea di sé o del proprio caro come individuo sano (per leggere sul caregiver clicca qui). Ma anche grandi eventi positivi contraddicono l’idea precedente di sé, come ad esempio la gravidanza.

Come ci difendiamo dalle minacce per il benessere emotivo

È evidente quindi che il benessere emotivo può essere turbato da molti tipi di eventi, anche quotidiani. L’essere umano ha per questo sviluppato diverse modalità per reagire agli eventi minacciosi e ridurre le loro conseguenze negative.

Tali modalità si possono suddividere in due grandi gruppi: le reazioni focalizzate sulle emozioni e quelle focalizzate sul problema.

Reazioni focalizzate sulle emozioni

Quando un evento rischia di mettere in discussione la nostra autostima e il nostro benessere, si può reagire cercando di eliminare l’emozione negativa che ne deriva, mettendo in campo strategie di regolazione emotiva. Le persone possono perseguire questo scopo in diversi modi:

Fuggire dalla minaccia. Ci si allontana dalla sfida o dalla fonte del disagio, così da far cessare la sensazione di inadeguatezza data dalla situazione stressante (ad esempio, allontanarsi dopo un litigio).

Ignorare la minaccia (intesa come minaccia all’autostima). Non si pone attenzione all’evento negativo, ma si cercano modalità per ridurre o eliminare le proprie spiacevoli sensazioni. Sono tutte quelle azioni distraenti che permettono di pensare ad altro. Sono inoltre compresi i comportamenti autodistruttivi, quali l’uso di alcool, droghe o l’adozione di comportamenti pericolosi o estremi. In quest’ultimo caso, non solo la situazione stressante non viene risolta, ma si aggiungono ulteriori effetti negativi.

Minimizzare la minaccia. Viene minimizzata l’importanza di qualcosa in cui siamo mediocri, in quanto riconoscerla come importante ci farebbe sentire in difetto. Può anche succedere di metterla a confronto con altro in cui ci sentiamo migliori e che quindi riteniamo più importante (“non sarò bravo in matematica ma almeno so l’inglese” – sottinteso, “l’inglese è più importante”).

Autoespressione. L’emozione negativa che segue un evento spiacevole viene espressa ed elaborata, in modo che gli effetti vengano attenuati ed eventualmente superati. Parlare con qualcuno è un modo per affrontare ed elaborare la difficoltà (ricordi l’articolo sulla resilienza?), ma l’autoespressione comprende anche azioni individuali come la scrittura, la pittura, la produzione di musica o di altre forme d’arte. Sono infatti modi di creare qualcosa che deriva dall’elaborazione dell’emozione (mentre la lettura o l’ascoltare musica sono piuttosto forme per ignorare la minaccia e distrarsi).

Reazioni focalizzate sul problema

Anziché cercare di mitigare l’emozione, si affronta direttamente il problema che rischia di far diminuire la nostra autostima. Anche qui ci sono diverse strategie che le persone mettono in atto.

Valutazione distorta. La validità di un’informazione negativa rilevante per sé viene messa in dubbio. Ad esempio, uno studente che ha ottenuto un voto basso può pensare che non sia stata riconosciuta la sua bravura, anziché dare per scontato di essere davvero andato male.

Trovare delle scuse. Quando qualcosa non va come previsto, si cercano scuse e pretesti che tolgano la responsabilità da sé. Come quando arriva una multa a causa dei vigili (non della velocità eccessiva), i quali si sono appostati in un luogo strategico.

Autosabotaggio. Ancor prima di affrontare una prestazione che minaccia una brutta figura, ci creiamo degli impedimenti. Ad esempio, avvisare di non essere in gran forma prima di un esercizio sportivo che abbiamo sempre detto essere il nostro forte (ma al momento della dimostrazione agli amici, inizia a venirci qualche dubbio sulla nostra effettiva eccellenza). In questo modo, un fallimento verrà imputato all’impedimento, mentre un successo verrà ancora più apprezzato.

Assumere il controllo del problema. La sensazione di avere il controllo sulle circostanze, anche quando gli esiti sono negativi, permette di mantenere un migliore benessere emotivo rispetto all’idea di essere in balìa del caso. Tuttavia, pur ritenendo di averne il controllo, spesso attribuiamo la causa di un fallimento a fattori esterni.

Risolvere il problema. Pensare di avere il controllo di una situazione non sempre induce effettivamente ad agire. Quando succede, però, le persone possono riuscire a trasformare l’emozione negativa (ad esempio, delusione per non aver ottenuto un buon feedback) in uno spunto di miglioramento (impegno per fare meglio nel prossimo progetto).

Quale strategia è la migliore?

Dipende. Innanzitutto considera che ognuno può trovare più funzionale per sé un tipo di reazione oppure un’altra in base alle proprie caratteristiche personali, il proprio livello di autostima e le risorse individuali a disposizione.

Inoltre va tenuto conto delle caratteristiche della minaccia.

Generalmente, quando l’evento viene valutato come controllabile, la minaccia può essere vista come una sfida ed è quindi più funzionale una reazione focalizzata sul problema, in particolare quella rivolta alla sua risoluzione.

Se la situazione viene valutata come incontrollabile risultano invece più efficaci le strategie focalizzate sull’emozione, che permettono di attenuare i risvolti emotivi negativi di un evento su cui non è possibile agire direttamente.

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Fonte:

Smith ES, Mackie DM, Psicologia sociale.

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