Categorie
Emozioni e comportamento

Conosciamo l’autostima

Con questo articolo approfondisco il concetto di autostima in psicologia e come essa viene costruita ed influenzata. Si tratta di un argomento molto vasto e complesso. Qui troverai alcune informazioni di base sul funzionamento dell’autostima.

Che cos’è l’autostima

L’autostima è la valutazione che ognuno ha di se stesso.

Per l’essere umano, essa ha una funzione ben specifica, cioè quella di dare alla persona un riscontro sulla propria capacità di stare nel mondo e di raggiungere degli obiettivi. È un insieme di valutazioni e conoscenze su di sé e ci indica con quanta efficacia ci adattiamo al nostro mondo sociale e alle sue richieste.

Inoltre, l’autostima influisce sulle modalità con cui ognuno affronta le situazioni di difficoltà o incertezza (ricordi quali sono le strategie generali per reagire ai momenti critici?).

Come saprai dalla tua esperienza personale, l’autostima può essere fluttuante nel corso del tempo o a seconda delle situazioni. Esistono infatti due aspetti dell’autostima.

L’autostima di tratto è quella valutazione generica e abbastanza stabile di se stessi, che per ognuno può essere più o meno positiva.

L’autostima di stato è una valutazione di sé legata ad un momento specifico. Infatti, anche chi possiede un’autostima solitamente buona può attraversare dei momenti in cui il giudizio di sé diventa temporaneamente più negativo, come quando si subisce un rifiuto lavorativo o sentimentale.

Di solito cerchiamo un’autostima positiva

Se l’autostima ci serve da indicatore sull’andamento della nostra vita, essa dovrebbe allora fondarsi su fatti e conoscenze di sé fedeli alla realtà. Giusto? Non del tutto. L’autostima deriva da un compromesso tra una valutazione realistica di sé e una tendenza naturale a sopravvalutarsi.

Infatti, normalmente le persone sono portate ad assumere un atteggiamento positivo verso se stesse. Questo perché un’autostima positiva – e anche un po’ “gonfiata” – permette di mantenere un atteggiamento rivolto alla buona riuscita e consente di affrontare lo stress e momenti di difficoltà con maggior benessere.

Inoltre, quando possibile, tendiamo a scegliere situazioni in cui ci sentiamo a nostro agio e in cui possiamo mettere in gioco le nostre capacità. Preferiamo invece evitare ciò che potrebbe metterci in cattiva luce o farci fare brutta figura. In questo modo, è più facile accumulare un maggior numero di esperienze positive, nonché di memorie positive ad esse legate.

Perché c’è chi ha una bassa autostima?

Per costruire la nostra autostima, spesso applichiamo un confronto con gli altri e con ciò che ci succede attorno. Così abbiamo un metro per capire quanto stiamo andando bene, se siamo meglio, peggio o nella media. Trovarsi spesso in situazioni spiacevoli in cui non si riesce a valorizzarsi può sicuramente avere un peso significativo.

C’è però anche un altro tipo di confronto che influisce sull’autostima, non sempre consapevole ma estremamente rilevante. Ognuno ha infatti dei canoni interiori, che non sempre vengono raggiunti o soddisfatti nella realtà.

In psicologia, questi canoni interiori vengono chiamati guide del sé e si dividono in due tipi:

  • sé ideale: la persona che vorremmo essere, che comprende desideri ed aspirazioni proprie per la soddisfazione personale;
  • sé imperativo: la persona che crediamo di dover essere, che comprende obblighi e caratteristiche da rispettare per soddisfare gli altri.

Questi diversi canoni implicano diversi tipi di emozioni e di comportamenti.

Il sé ideale è focalizzato sulla ricerca del successo, ovvero è indirizzato a raggiungere e soddisfare le aspirazioni personali. Quando avviene un fallimento in questa prospettiva, le reazioni emotive sono di delusione e tristezza, che sul lungo periodo potrebbero portare a depressione.

Il sé imperativo è focalizzato sull’evitamento del fallimento, si cerca cioè di adempiere agli obblighi che sentiamo di dover soddisfare per essere all’altezza delle aspettative. Un fallimento in questo senso porta a reazioni emotive di colpa ed imbarazzo, che a lungo termine evolvono in ansia.

In entrambi i casi, comunque, a lungo termine la discrepanza tra ciò che sentiamo di essere nella realtà e ciò che invece vorremmo raggiungere può portare a una minore autostima.

Non sempre pensiamo alle discrepanze

È più che probabile che nella maggior parte delle persone esista una distanza più o meno ampia tra ciò che si vorrebbe/dovrebbe essere e come ci si vede nella realtà. Come mai allora in molti l’autostima rimane prevalentemente positiva?

Le discrepanze risultano evidenti solo quando si porta loro attenzione e, mediamente, per gran parte del tempo la nostra attenzione è invece rivolta verso gli avvenimenti esterni.

Tuttavia, in tutte le situazioni che portano a pensare a se stessi è più facile focalizzarsi sui propri canoni interiori e metterne così in evidenza le discrepanze.

Alcuni individui sono sicuramente più portati di altri ad analizzare i propri pensieri e sensazioni. Ma anche tutta una serie di condizioni esterne possono riportarci all’attenzione la nostra immagine e in qualche modo puntare il faro sulle discrepanze.

Pensiamo non solo a chi ci fa pesare alcune nostre mancanze, ma anche a situazioni apparentemente più innocue come il guardarsi allo specchio o in foto. Non a caso, molti cercano di evitare la fotocamera. E non a caso, i personaggi famosi, che hanno un costante rimando della propria immagine, rischiano spesso di soffrire di bassa autostima e depressione.

L’autostima è una componente complessa e delicata della nostra individualità. In un prossimo articolo vedremo quali sono i meccanismi che le persone comunemente mettono in atto per difendere l’autostima, chiarendo quali sono i comportamenti più funzionali.

Nel caso tu avessi una bassa autostima, valuta la possibilità di rivolgerti ad uno psicologo. Ad ogni età è possibile lavorare su se stessi e stare meglio!

Se desideri prendere un appuntamento o richiedere informazioni, scrivimi all’indirizzo martinabortolotti.psi@gmail.com oppure chiamami al numero 3477929455.

Puoi anche consultare le mie pagine contattiservizicome lavoro.

Fonte:

Smith ES, Mackie DM, Psicologia sociale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...