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Caregiver

Il caregiver in equilibrio

Stress e paure o benessere emotivo?

Il numero di persone in Italia che necessitano di assistenza, parziale o totale, è altissimo. Pensiamo allora a quante siano le persone coinvolte nelle attività di aiuto nei loro confronti.

Questo articolo vuole analizzare le principali difficoltà emotive e psicologiche a cui puoi andare incontro se hai un ruolo di cura e assistenza verso un tuo familiare e fornirti informazioni utili per cercare un equilibrio tra le tue necessità e quelle del tuo caro.

Chi è il caregiver

Capiamo prima cosa intendiamo con questa parola. Caregiver è un termine inglese che indica una persona che si prende cura di qualcun altro non completamente auto-sufficiente. Molto spesso il caregiver è un familiare del paziente ma comprende anche le categorie di lavoratori quali operatori e assistenti domiciliari o istituzionali.

I suoi significati si possono estendere a diverse situazioni di patologia e non (ad esempio, sono caregiver anche i genitori). Noi in questo articolo ci concentreremo sul caregiver in quanto persona che assiste un familiare con deficit o malattie.

Perché parlare anche del caregiver

Se hai a che fare con una persona che presenta disabilità cognitive, psichiche, motorie o sensoriali probabilmente avrai cercato informazioni relative al problema specifico del tuo caro. In altre parole, ti sei concentrato sul paziente e sulle sue difficoltà, tentando di capire meglio che cosa gli accade e perché. Ma anche tu ti sei trovato, forse all’improvviso, a dover essere una stampella in una situazione nuova, ignota o confusa.

Impegnandoti con dedizione nell’assistenza al tuo caro (alimentazione, pulizia, farmaci, visite mediche, compagnia e sostegno emotivo) può succedere di vivere una condizione psicologica di sofferenza, non sempre riconosciuta pienamente come tale.

In questo caso è necessario ristabilire un corretto equilibrio che limiti lo stress eccessivo e che ti permetta anche di aiutare l’altro in maniera più efficace.

Il vissuto emotivo del familiare/caregiver

Chi assiste un proprio caro lo fa con grande amore e dedizione, ma questo non impedisce l’emergere anche di sentimenti negativi, insoddisfazioni e frustrazioni. Forse avrai notato che se si tratta di condividere o comunicare agli altri una difficoltà di gestione pratica, oppure la preoccupazione per la condizione sanitaria del malato, può essere relativamente facile capire e accettare che ci si possa sentire tristi o affaticati. Ma non c’è solo questo.

Spesso molti altri sentimenti rimangono nascosti perché percepiti come inadeguati:

  • la rabbia perché non solo la vita del paziente è cambiata, ma anche la tua;
  • il senso di non poter mancare mai;
  • la fatica di fare delle rinunce;
  • l’impressione di essere limitato e aver perso parte della tua libertà;
  • il fastidio per una situazione che devi gestire anche contro la tua volontà;
  • la nostalgia per una situazione diversa;
  • il desiderio di spensieratezza.

Subentra poi anche il senso di colpa perché hai desiderato più libertà, o perché hai richiesto l’aiuto domiciliare andando contro il volere del tuo familiare, o perché hai fatto domanda in un istituto residenziale. Inoltre c’è il pensiero “Non sono io quello in difficoltà, che diritto ho di desiderare più normalità quando invece lui/lei soffre e ha bisogno di me?”.

Questi ed altri pensieri simili si possono affacciare alla tua mente una volta ogni tanto. Oppure, a seconda delle situazioni, questi possono diventare pensieri relativamente persistenti e generare un tono emotivo negativo per la maggior parte del tempo.

Se tu non stai bene, sarà difficile essere d’aiuto

Invece è importantissimo ricordare che non sei solo un caregiver, rimani prima di tutto una persona con tutte le sue sfumature. Un errore che fanno molti caregiver, soprattutto se particolarmente vicini al malato e attivi nella sua assistenza, è quello di paragonare i propri problemi a quelli del paziente, questi ultimi percepiti come più gravi e prioritari.

In realtà, anche i tuoi pensieri sono importanti e spesso, sebbene centrati su te stesso, non sono né inadeguati né egoistici. Anzi, se prevale il senso di sacrificio sarà più facile andare incontro a stress (fisico e psicologico) e questo sarà un ostacolo alla tua autostima e al benessere sia tuo sia di chi assisti.

È bene quindi iniziare a considerare un punto di vista diverso, molto più utile e funzionale. Una persona che non sta bene, che vive male una situazione, come può davvero dare un aiuto di valore in quella stessa situazione? Sicuramente la tua assistenza rimane sempre preziosa da un punto di vista pratico, ma il modo in cui la svolgi dà un impatto completamente diverso a quanto stai facendo.

Per portare benessere, dobbiamo avere benessere. Fare assistenza comporta sempre e comunque un certo dispendio di energia fisica e mentale. È quindi necessario ricaricarti, riprendendo le redini della tua vita, gestendo le situazioni inevitabili con resilienza (se vuoi approfondire questo concetto, consulta l’articolo specifico cliccando qui).

Ritrovare equilibrio emotivo

Per poter fornire un’assistenza valida ma che al tempo stesso non ti porti stress eccessivo è necessario imparare a dare il giusto equilibrio alle tue attività, agli spazi e ai tempi che devi gestire.

Anche se sembra una cosa scontata, nei fatti può essere difficile capire quali sono gli sforzi e le rinunce che valgono la pena e cosa invece puoi migliorare nella gestione della quotidianità.

Ricorda che il tuo benessere ha la stessa priorità di quello della persona che accudisci, a maggior ragione se consideri che è il tuo stesso benessere che può portare un valore aggiunto proprio all’assistenza che fornisci al tuo familiare.

Nel prossimo articolo vedremo alcune strategie pratiche che il familiare/caregiver può adottare per gestire meglio il proprio vissuto emotivo e gli impegni pratici che derivano dall’assistenza a una persona cara.

Un intervento di supporto psicologico mirato al ritrovamento del tuo equilibrio personale può inoltre essere una possibilità da considerare se ti sentissi in difficoltà. È possibile infatti riscoprire le proprie risorse individuali ed armonizzare con la situazione difficile anche i bisogni del caregiver.

Se vuoi prenotare un colloquio di consulenza o un percorso di supporto psicologico, chiamami al numero 3477929455 oppure accedi alla mia pagina contatti.

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